
La seconda stagione di Squid Game è finalmente uscita su Netflix a Dicembre 2024: fortemente attesa dai fan, molti ne sono rimasti entusiasti, invece una grande fetta di pubblico non è stata così soddisfatta, per quale motivo?
Per chi non conoscesse la serie, Squid Game è stata scritta per la prima volta nel 2008 dall’autore sudcoreano Hwang Dong-hyuk, ma solo dopo che Netflix decise di produrla, arriverà al grande pubblico nel 2021, riscuotendo un successo mondiale oltre ogni aspettativa.
Hwang Dong-hyuk, partendo dalle proprie difficoltà giovanili, rivolge attraverso la serie una critica sociale alle disparità socio-economiche della Corea del Sud, e in generale del mondo intero, e al capitalismo che governa gli interessi mondiali. Il titolo originale è ispirato infatti al gioco del calamaro, un gioco popolare tra bambini, diffuso in Corea del Sud fin dagli anni ‘70.
La prima stagione è ambientata in una Corea tremendamente attuale, con una miriade di persone oppressa dai debiti: è questo il requisito necessario per poter essere reclutati da un uomo misterioso a partecipare a un gioco mortale, in cui l’unico sopravvissuto potrà vincere un cospicuo premio in denaro.
Un gruppo di 456 persone, accomunate da una pessima condizione economica, viene così selezionato a partecipare a una serie di giochi infantili di abilità: prende così il via un meccanismo di morte e lotta alla sopravvivenza dove chi perde muore e il montepremi in denaro aumenta in proporzione ai giocatori eliminati.
La prima stagione si concludeva con un finale aperto, in cui il protagonista Seong Gi-hun – interpretato da Lee Jung-jae – decide di mettersi alla ricerca degli uomini che si celano dietro i crudeli giochi di cui era stato vincitore e anche vittima, impiegando tutto il suo montepremi.
Mentre la prima stagione aveva il suo focus sul risvolto sociale dei partecipanti al gioco/massacro, e si svolgeva prevalentemente sull’isola, alternando flashback e racconti delle storie dei vari personaggi, la seconda stagione ci mette un po’ a ingranare con un cast del tutto nuovo, ad eccezione di Gi-Hun che nei due anni trascorsi si è dedicato alla ricerca degli organizzatori del gioco, e del poliziotto Hwang Jun-ho, impegnato a cercare l’isola dove aveva rivisto suo fratello, che si dimostrerà sul finale essere lo stesso Front Man.
Fin dai primi episodi si percepisce un clima drammatico: Gi-Hun in questa stagione è uomo segnato dal suo trascorso, non più superficiale, piuttosto convinto e pronto addirittura a rientrare nei giochi pur di sventare chi ci cela dietro di essi per porre fine al massacro. A sua insaputa parteciperà ai giochi sotto copertura proprio il Front Man, Oh Yeong-il (interpretato da un ermetico Lee Byung-hun) che gareggerà insieme e contro di lui negli stessi giochi, instaurando un rapporto di amicizia che ci terrà sulle spine. Infatti lo spettatore è a conoscenza di questo “segreto” e questo provoca una tensione che perdura in tutti gli episodi.

Per l’inizio dei giochi bisognerà attendere vari episodi, creando così sempre più attesa nello spettatore. Inoltre viene ripresa e poi modificata una regola del gioco al fine di renderlo ancora più diabolico: dopo ogni gioco, ai partecipanti viene data la possibilità di votare se proseguire o per porre fine al gioco, nell’ultimo caso il montepremi sarà diviso equamente tra i sopravvissuti. E proprio questo stratagemma servirà a creare una frattura tra i giocatori che si troveranno ad ogni pausa a fare i conti con la propria disperazione e coscienza, e ciò provocherà caos e squilibrio, ridefinendo di volta in volta le varie categorie di appartenenza.
Una differenza palese rispetto alla prima stagione è la scarsa caratterizzazione dei nuovi personaggi, che seppure hanno delle peculiarità su cui ci si potrebbe soffermare, qui vengono affrontate poco approfonditamente.
Gi-hun, il giocatore d’azzardo, Kang Sae-byeok, la rifugiata, Cho San-woo, il business man caduto in disgrazia nella prima stagione rappresentavano diverse sfumature della disperazione: questa diversificazione umana dava al pubblico la possibilità di riflettere su di loro e sulle relative scelte. Gli unici degni di nota in Squd Game 2 sono la vecchia madre che ha inseguito il figlio pur di rimetterlo sulla retta via, l’ex militare trasngender Cho Hyun-ju, che dà alla serie un pizzico di inclusività, data una presente marginalizzazione della comunità LGBTQ+ in Corea del Sud, e l’odioso rapper tossicodipendente Thanos (sì, non a caso proprio come l’antagonista della Marvel), che suscita nello spettatore un’antipatia immediata dopo poche scene.
Squid Game 2 dopo aver impiegato 2-3 episodi per ingranare, scorre in fretta tra un gioco e l’altro così da non dare ai personaggi la possibilità di raccontarsi e a noi di comprenderli.
Parallelamente alla trama dei giochi, procedono in maniera molto diradata varie sottotrame tra cui le indagini del poliziotto Hwang Jun-ho, che insieme a una banda di proseliti va alla ricerca dell’isola dei giochi. Purtroppo quasi tutte le sottotrame restano in sospeso, non permettendo allo spettatore di approfondire personaggi e storie.
Il motivo principale di queste troncature è da ricondurre probabilmente a Netflix, che avendo diviso in due l’ultima stagione, ha deciso di perpetuare il successo della serie in ulteriori episodi. E dato che il finale viene mozzato sul più bello, lascia nello spettatore una miriade di interrogativi.

Tra le novità ci sono anche giochi nuovi rispetto alla scorsa edizione: questo dà un tocco di freschezza, dato che il protagonista si troverà a fronteggiare situazioni e difficoltà mai vissute prima. Tuttavia i giochi non sono moltissimi, uno di quelli che ha maggiormente lasciato il segno è il Mingle, il girotondo musicale della morte, che lascia tutti col fiato sospeso fino all’ultimo, determinando alleanze e separazioni continue per la sopravvivenza.
E’ chiaro che il perpetuarsi da una sottotrama all’altra, da un personaggio a un altro, senza soffermarcisi più di tanto, indebolisce questa seconda stagione, che ci fornirà le risposte solo in quella finale, ma di fatto l’interesse viene acceso e lasciato in sospeso in attesa della conclusione.
Troviamo così una serie più lenta, visivamente meno d’effetto, ma contornata più da simboli e concetti: non a caso l’arena dei giochi viene introdotta non subito, per dare tempo allo spettatore di comprendere le motivazioni del protagonista e le nuove sottotrame che però poi vedremo non essere soddisfatte.
Il ritmo della serie, senza fare spoiler, è abbastanza lento e a volte prevedibile, perché Squid Game 2 è fondamentalmente una stagione di transizione che dà il via a più trame senza dare a nessuna di loro un vero e proprio finale, rimandando così gli spettatori all’ultimo capitolo. Ecco spiegato il motivo per cui questa stagione non regge il confronto con la prima.
L’elemento ludico resta centrale nella serie, perciò questa nuova stagione sebbene non abbia avuto lo stesso impatto della prima, ne ha rappresentato una valida conferma che instilla nello spettatore la scintilla della curiosità nell’ultimo capitolo della serie sudcoreana.