Aggrapparsi al nulla, la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Sembra una follia, ma per cambiare il mondo da qualche immaginario bisognerà pur ripartire. Tre Euro e Quaranta, regala allo spettatore quell’irrazionale voglia di credere in quello che ancora non c’è. Ad andare oltre, come fatto da Antonino Giannotta. Autore di questo film indipendente, bello quanto coraggioso.

Dal dolore al futuro

“Scende una lacrima, ma blu impressionismo”, canta la bravissima Giulia Mainardi, nella colonna sonora di Tre Euro e Quaranta, che dal dolore (su cui secondo il regista dovrebbero fondarsi tutti i rapporti) decide di partire per il racconto della sua storia. I primi istanti dell’esordio di Antonino Giannotta (della cui follia abbiamo già raccontato), trasmettono infatti sensazioni fastidiose: fatica e dolori alla schiena.

Una macchina da presa segue la corsa del protagonista tra un colloquio di lavoro e l’altro come l’Andrea di Santa Maradona, mentre in un dialogo interiore lamenta un’ernia che lo tormenta da chissà quanto. L’affanno è lo stesso per arrivare a fine mese e neanche lo sfogo con il suo inquilino diventa occasione per trovare un po’ di sollievo. Ma a Nino (aspirante pittore), basta poco per rincorrere ancora i suoi sogni e spingere gli altri a seguirlo. Milano, nel film ammaliatrice, ingannevole ma bellissima, gli regala un incontro inaspettato e quella lacrima blu impressionismo diventa il primo passo per poter credere ancora nel futuro.

La colonna sonora di Tre Euro e Quaranta di Giulia Mainardi

Sincerità e autarchia di Tre Euro e Quaranta

Tre Euro e Quaranta è un film intinto nella realtà, dal sapore autentico e di immediata corrispondenza con la vita dell’autore, nonché protagonista di quest’opera d’ispirazione autobiografica. Giannotta mostra sé stesso, raccontandosi con appunti scritti sul mondo che lo circonda tra citazioni di film, pennellate e dialoghi naturali.

Ogni inquadratura è il frutto di una costante ricerca di bellezza, come i raffinati quadri di Niccolò Moretti. Ogni scena, scritta come una denuncia schietta alla società di oggi. Quella che dei giovani se ne infischia, piegando le loro aspirazioni e costringendoli a fare i conti con il pragmatismo della vita.

Antonino Giannotta è il protagonista della sua opera prima

Una condizione certamente non estranea al regista di questo film, che per anni fare cinema lo ha sempre visto come un semplice desiderio. Lontano dal diventare realtà, fino a quando, con spirito autarchico degno del primo Moretti, non ha deciso di portare in giro la sua opera prima, riempendo le sale e mostrando la sua idea di cinema. Un cinema, nel caso di Tre Euro e Quaranta, artigianale, costretto dalle ristrettezze economiche e di tempo. Scritto e girato però con cura, interpretato con passione. E se negli anni Settanta, Nanni Moretti cercava di smuovere le acque in un sistema che reputava ormai il cinema italiano un “morto che galleggia”, la lotta di Giannotta contro il mercato cinematografico, avviene in un tempo in cui la settima arte sembra scivolata negli abissi dei nostri interessi. Un motivo in più per guardare con meraviglia, questi ragazzi e ragazze capaci di mettere su un prodotto artistico pulito, divertente, emotivo, sincero. In una società che crede nei giovani, ma poi neanche così tanto.

Crediamo nei sognatori. Da qualche immaginario, bisogna pur ripartire.